Quale parte della tua storia è ancora vera?
E quale è solo comoda? Forse ti sei raccontatə una storia così tante volte
da non accorgerti che nel frattempo sei cambiata.
Ma la narrazione è rimasta ferma.
Come un’etichetta su una porta di una casa che non abiti più.
Cosa succede quando la nostra narrazione si cristallizza?
Quando si ripete per anni nella nostra testa e nella testa degli altri.
La narrazione della nostra storia personale
non è neutra.
Ma spesso dimentichiamo che possiamo riscriverla.
Perché?
Noi ci affezioniamo a quella che pensiamo sia la nostra storia personale.
Anche se fa male.
Perché ci dice chi siamo.
Perché ci dà un ruolo nel mondo.
Anche se quel ruolo non ci piace.
E quel ruolo, anche se stretto, anche se stanco, è meglio di niente.
E lì perdiamo qualcosa.
Che futuro stai creando con le tue vecchie frasi su di te e con il tuo modo di raccontarti e di raccontare i tuoi successi e le tue difficoltà ?
Le storie non si distruggono, si trasformano.
La nostra storia può essere un seme, non una pietra.
Forse non sai nemmeno da dove iniziare.
È normale.
Le storie si proteggono da sole.
Non devi cancellare la tua storia.
Devi solo darle il permesso di evolvere.
Come fa la pelle, le relazioni, la voce.
Come fa la vita, ogni volta che glielo permetti
.
Prenditi uno spazio tutto tuo.
Un momento di silenzio.
Scrivi. Rifletti. Senti.
Non serve avere risposte perfette. 
(Dove non mi rappresenta più, dove mi limita, dove ripeto senza sentire se la sento giusta per me adesso.)
(Non chi dovrei essere. Ma chi mi incuriosisce, chi mi emoziona ancora poter essere.)
Quando lasci andare una vecchia narrazione, non succede qualcosa di eclatante.
E lì comincia qualcosa.
È una vita che non ti trattiene più, che non ti chiede più di essere reticente perché finalmente ha spazio per accoglierti.